L'errore di fondo dei credenti è presto detto: non può esistere alcun dio. Tutto, noi compresi, è frutto di casualità, di adattamento, di storia della Natura. Capisco l'interrogarsi sul "perché" asistiamo. Ma questa domanda non è altro che il risultato di uno scarso studio delle scienza e di una immorale superficialità del Pensiero. Io non sono solo laico, non sono agnostico, non sono neppure dubbioso. Io sono ATEO E RAZIONALE

mercoledì 3 ottobre 2007

da: http://contaminazioni.splinder.com/post/13987193

Piccolo ateo

Per intenderci. A me gli indottrinamenti, i catechismi e, di conseguenza, gli anticatechismi non piacciono affatto. Non mi riesce liquidare la religione, sic et simpliciter, come oppio dei popoli, perché troppo, nel male, ma anche nel bene, è stato fatto in suo nome. La fede è una pia illusione? Può essere: ma le forze messe in moto nei secoli da questa illusione non sono certo liquidabili con un'alzata di spalle. Detto questo, se Dio vuole (e anche se non vuole), l'Inquisizione non esiste più e gli eretici, almeno nel civilizzato occidente, non vengono più messi al rogo (anche se tutto sommato i roghi a qualcuno non dispiacerebbero).

Guardo mio figlio (terza media) e penso che la sua eventuale educazione religiosa dovrebbe essere affare di famiglia: la storia insegna che il clericalismo di Stato, così come l'ateismo imposto sono segni brutti, anzi bruttissimi. E dunque, fuori qualunque forma di condizionamento in questo senso dalla scuola di ogni ordine e grado. Ognuno approfondisca il suo credo religioso o ateo-agnostico-umanistico etc etc con chi vuole e come vuole: in parrocchia, nella moschea, in sinagoga, nella sezione di partito o nel salotto di casa. La scuola faccia cultura, non catechesi (o lavaggio del cervello) in un senso o nell'altro.

Ecco perché non me la sento di difendere ad ogni costo "Il manuale del piccolo ateo" se corrisponde a verità (ma a me pare una panzana) che lo si vuole adottare nelle scuole: a dire il vero, l'adozione ufficiale di un libro di testo è faccenda assai complessa. Se viceversa gli attacchi scomposti al prof. Calogero Martorana, autore del manualetto, mirano a inibirne la libertà di espressione in quanto cittadino, beh la questione è diversa. Il Professor Martorana sarà libero di scrivere e pubblicare quello che vuole, no? E io sarò libera di leggerlo, immagino, e, se lo reputo opportuno, di farlo leggere in famiglia e agli amici (e infatti metto il link). O no?

Permettetemi un esempio di altro genere. Gli insegnanti di religione (e non solo loro) fanno una propaganda sfacciata nelle aule scolastiche all'integralista Movimento per la Vita, promuovendo annualmente un concorso di scrittura per i ragazzini delle scuole medie superiori, concorso corredato di una documentazione scientifica che definire di parte sarebbe eufemistico. E' qualcosa che, in un modo o nell'altro, passa attraverso la scuola pubblica e di certo non si tratta di un'iniziativa neutra. Poi, chi vuole scrive e chi non vuole non scrive e, dunque, non partecipa. La libertà è assicurata, almeno in apparenza. Ma non nascondiamoci dietro un dito: l'intento propagandistico è evidente e ben raggiunto.

Ora vorrei che leggeste questi versi, tenendo conto che il grassetto è della sottoscritta:

La vita umana giaceva sulla terra alla vista di tutti

turpemente schiacciata dall'opprimente religione,

che mostrava il capo dalle regioni celesti,

con orribile faccia incombendo dall'alto sui mortali.

Un uomo greco per la prima volta osò levare contro di lei

gli occhi mortali, e per primo resistere contro di lei.

Né le favole intorno agli dèi, né i fulmini, né il cielo

col minaccioso rimbombo lo trattennero: anzi più gli accesero

il fiero valore dell'animo, sì che volle, per primo,

infrangere gli stretti serrami delle porte della natura.

Così il vivido vigore dell'animo prevalse,

ed egli s'inoltrò lontano, di là dalle fiammeggianti mura del mondo,

e il tutto immenso percorse con la mente e col cuore.

Di là, vittorioso, riporta a noi che cosa possa nascere,

che cosa non possa, infine in qual modo ciascuna cosa

abbia un potere finito e un termine, profondamente confitto.

Quindi la religione è a sua volta sottomessa e calpestata,

mentre noi la vittoria uguaglia al cielo.

Questo, a tale proposito, io temo: che per caso tu creda

d'essere iniziato ai fondamenti d'una dottrina empia e d'entrare

nella via della scelleratezza. Mentre per contro assai spesso proprio

essa, la religione, cagionò azioni scellerate ed empie.

Tito Lucrezio Caro, I secolo a.C., autore normalmente presente nel programma di latino delle ultime due classi liceali. Il mio agnosticismo cominciò a crescere dopo la lettura (scolastica) del De rerum natura. Accanto al quale, peraltro, svagata alunna diciottenne, lessi, per dire, anche I Promessi Sposi, nonché dosi da cavallo delle empie Operette Morali del Leopardi. Non parliamo poi della mia fanatica passione per Dante.

Che voglio dire? Siamo sicuri che l'unica vera minaccia alla fede sia costituita dal quasi anonimo Calogero Martorana? Potrò continuare a leggere e tradurre Lucrezio in classe o rischio di essere accusata di vilipendio della religione?

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